Il bollettino congiunto del 29 ottobre dell’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e dell’Organizzazione Internazionale per la Migrazione documenta una rinascita degli arresti afghani in Pakistan a metà ottobre. Pubblicato sul portale UNHCR il 30 ottobre, ha registrato 948 arresti e detenzioni tra il 18 e il 24 ottobre 2026, un aumento dell’83 per cento rispetto alla settimana precedente. Questa recensione copre un periodo specifico, non i primi giorni di novembre.
Afghani in Pakistan: paura degli arresti
Le due agenzie stimano che ci sono stati 4.648 ritorni durante la settimana, di cui 856 sono stati espulsi. Essi indicano che la paura di arresto rimane la ragione principale per lasciare il paese, come riportato dal 95% di quelli senza documenti o titolari di una carta cittadina afghana intervistata, rispetto al 68% di quelli che detengono una carta di rifugiati PoR.
Questi risultati mostrano perché una partenza senza espulsione amministrativa non è sufficiente per stabilire una scelta libera. Il bollettino richiama anche l’invito dell’UNHCR a proteggere le persone che hanno bisogno di protezione internazionale e quelle con particolare vulnerabilità dal ritorno involontario.
Statistiche da leggere con il loro perimetro
La tabella regionale dell’UNHCR/IOM distingue i ritorni dalle espulsioni. In questa serie consolidata, che è stata fermata il 24 ottobre, i ritorni dal Pakistan hanno raggiunto circa 721.700 persone dall’inizio del 2026. Le espulsioni sono una categoria più ristretta, con circa 70.500 persone. Questi numeri non dovrebbero quindi essere aggiunti insieme.
La sezione di ritorno copre diverse situazioni: rimpatrio volontario assistito, espulsione e altri movimenti di persone con documenti diversi. Esclude i titolari di passaporto o di visto nell’ambito descritto dal portale. Un totale di passaggi da soli non misura le condizioni in cui una famiglia lascia il Pakistan, né la possibilità effettiva di ricostruire la sua vita all’arrivo.
La reception non si ferma al confine
Il rapporto di emergenza del Pakistan-Afghanistan emesso l’8 ottobre descrive una pressione duratura sui servizi umanitari già fragili. Per i ritorni da aprile 2025, i bambini rappresentano il 54 per cento di quelli colpiti. Il documento distingue questa popolazione da quella che effettivamente riceve assistenza dall’UNHCR: l’assistenza ricevuta non è sinonimo di un ritorno identificato, e le esigenze non sono limitate a quelle già sostenute.
L’organizzazione spiega che il suo sostegno in Afghanistan include la registrazione e l’assistenza finanziaria, che è rivolto a famiglie che a volte hanno lasciato in fretta. Nella sua risposta, ha messo in evidenza sia le necessità dei rimpatriati che quelle delle comunità ospitanti. L’attraversamento dei confini non ferma quindi il movimento: l’alloggio, il reddito e l’accesso ai servizi permettono di stabilirsi in modo sostenibile.
L’indagine settimanale pubblicata il 1° novembre ha riguardato le persone assistite dall’UNHCR di ritorno dal Pakistan, dall’Iran e da altri paesi. Il suo perimetro comprende diversi paesi di partenza oltre il Pakistan. Questa distinzione tra persone registrate, assistite ed espulse è essenziale per misurare l’entità delle esigenze senza gonfiare i numeri o rimuovere i vincoli che causano partenze.


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