La disputa sulla leadership del Comitato olimpico libanese sta raggiungendo una nuova scadenza. In una lettera congiunta rivolta al Ministro della Gioventù e dello Sport, Nora Bayrakdarian, il Comitato Olimpico Internazionale e il Consiglio Olimpico asiatico hanno chiesto una risposta entro il 15 novembre 2026. La posta, il cui contenuto è stato reso pubblico, invita le autorità a lavorare con la leadership riconosciuta dalle autorità olimpiche internazionali.
La lettera si riferisce alle misure di protezione e alle possibili sanzioni. Non annuncia una sospensione già pronunciata contro il Libano. Per gli atleti, questa differenza è essenziale: un avviso istituzionale non deve essere presentato come un’esclusione acquisita dalle competizioni.
Olimpismo libanese: due direzioni competitive
Il conflitto tra due squadre derivante dalle elezioni si è tenuto a due giorni di distanza nel maggio 2025. La leadership presieduta da Boutros Jalkh è stata eletta il 16 maggio. L’IOC lo riconosce, secondo i termini della lettera. Un’altra squadra, presieduta da Jihad Salameh eletta il 14 maggio, ha ottenuto un certificato amministrativo dal Ministero.
Questa sovrapposizione crea due livelli di riconoscimento. È responsabilità delle autorità sportive internazionali. L’altro riguarda un atto dell’amministrazione libanese. Considerandoli come equivalenti impedirebbero di comprendere il disaccordo: ognuno produce i suoi effetti in un contesto diverso, ed è proprio la loro articolazione che è problematica.
La gestione di Boutros Jalkh contesta la certificazione concessa alla squadra rivale. Questa sfida deve rimanere contraddistinta da una decisione giudiziaria che annulla l’atto ministeriale. La posta internazionale invita le autorità a ristabilire la cooperazione esclusiva con la gestione che riconosce.
Il premio arbitrale invocato
La lettera si riferisce a una decisione del Tribunale Arbitrale per lo Sport del 20 marzo 20, 2026. Ha presentato la cooperazione con la direzione eletta il 16 maggio 2025 come attuazione di questa decisione. Il testo integrale del premio rimane necessario per precisare il suo ragionamento, i suoi destinatari e l’esatta portata delle sue disposizioni.
Sarebbe quindi eccessivo trasformare tale riferimento in giudizio su tutti gli atti amministrativi in Libano. Il punto fatto dalla posta è più circoscritto: le autorità olimpiche chiedono alle autorità pubbliche di riconoscere, nelle loro relazioni con il movimento sportivo, la leadership che considerano legittima.
La loro richiesta riguarda anche le federazioni nazionali regolarmente affiliate e riconosciute dalle federazioni internazionali corrispondenti. La controversia supera così la nomina di un presidente. Colpisce la catena di rappresentanza sportiva e il loro rapporto con il movimento olimpico.
Un avvertimento, non una penalità acquisita
La lettera si riferisce all’articolo 27.9 della Carta olimpica per discutere possibili misure per il Movimento Olimpico e Sportivo libanese. Esso chiede una rapida azione per evitare questo risultato e per ripristinare la coerenza delle relazioni istituzionali.
In questa fase, nessuna penalità fissa può essere detratta da tale indicazione. Né la sua forma, durata, né le competizioni che può interessare devono essere inventate. Le conseguenze per gli atleti dipenderebbero da una possibile decisione e dai suoi termini.
Il termine del 15 novembre è per la risposta del ministro. Non costituisce, nelle informazioni disponibili, la data automatica di entrata in vigore di un’esclusione. Si tratta di due eventi diversi: rispondere a una domanda istituzionale e sottoporsi a una misura formale.
Il prossimo elemento decisivo sarà quindi la risposta al CIO e al Consiglio Olimpico asiatico. Il suo contenuto ci permetterà di sapere se le autorità libanesi annunciano misure di cooperazione, di contestazione di lettura del fascicolo o di chiedere chiarificazione delle misure previste.


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